Dal nudging alle piattaforme digitali, il governo dei comportamenti tende sempre più a operare mediante la configurazione dell’ambiente decisionale, la sintonizzazione emotiva, e il condizionamento attivo. Il diritto, strutturato per parlare a soggetti imputabili e responsabili, si trova così a confrontarsi con forme di potere che presuppongono l’irrazionalità umana. Da ciò deriva una tensione profonda tra normatività giuridica ed efficienza comportamentale, autonomia e eteronomia, imputazione e condizionamento. In tale spazio si staglia la questione di fondo che il libro si pone: se e in che misura sia ancora possibile governare l’irrazionalità senza con ciò dissolvere le categorie fondamentali del diritto.