Il primo movimento ovvero il primo volume, composto da due libri, di questa trilogia chiedeva come un uomo possa restare autore della propria vita. Il secondo movimento, ovvero il terzo libro, come un popolo possa restare soggetto della propria storia. Questo quarto libro pone la domanda che li corona e li mette alla prova: come può una nazione costruire un vantaggio strategico nell’epoca in cui l’intelligenza artificiale tende alla saturazione? È la domanda della terza soglia, quella in cui la comprensione deve farsi azione e la teoria progetto. E muove da una premessa che rovescia il dibattito corrente: la potenza di calcolo sta diventando abbondante e ciò che abbonda smette di distinguere. Chi si affanna a possedere il modello più potente combatte l’ultima guerra. L’autore sottopone qui la Teoria dell’Intelletto Strategico alla prova del reale. Ne deriva un teorema: man mano che la macchina satura le capacità che assorbe, il luogo durevole del vantaggio tende a coincidere con l’orientamento. Su questo fondamento il volume misura la geopolitica dell’IA, spiega il ritardo europeo come deficit di attivazione anziché di talento, individua nel capitale cognitivo italiano un patrimonio drenato più che assente e porta a compimento operativo le due proposte annunciate: Murequa, ordinamento della sovranità sul dato e Sofimatica, ripartizione del ragionamento fra la macchina e l’uomo secondo il criterio che ne impedisce l’atrofia. Ne nasce il progetto di un Rinascimento Cognitivo Italiano: non la nostalgia di un’età dell’oro, ma un programma di istituzioni, di scelte industriali e di architetture formative. Qui la trilogia si congeda, avendo detto ciò che poteva dire.