Parlare del volto umano, oggi, significa sperimentare la frizione tra la permanenza della traccia biologica e l’incessante avvicendarsi di tecnologie che mettono in discussione il concetto stesso di singolarità. In un panorama dominato da algoritmi e visione artificiale, il viso smette di essere il perno immutabile dell’identità per trasformarsi in un campo di forza instabile, una superficie “ingegnerizzata” in cui il senso viene costantemente smontato e ricomposto. Semiotechne esplora questo passaggio senza cedere né al rimpianto né all’entusiasmo, mostrando come sistemi e dispositivi diversi — dal machine learning ai deepfake, dal controllo biometrico agli strumenti diagnostici in ambito clinico — non si limitino a registrare il volto, ma contribuiscano a ridefinirne le forme di leggibilità. Ne emerge uno scenario in cui il volto non è più soltanto qualcosa da riconoscere, ma un processo da interpretare, un luogo in cui si giocano nuove possibilità di conoscenza, ma anche nuove forme di riduzione e semplificazione. Il volume invita così a osservare il volto contemporaneo come uno spazio aperto, attraversato da tensioni che ne ridefiniscono continuamente il significato.