I saggi raccolti in Semiotica dei filtri cercano di indagare la pluralità di significati culturali, le molteplici configurazioni narrative e le evoluzioni tecno-estetiche del filtro, a partire dall’ambivalenza linguistica di questo oggetto, resa in inglese dalla dialettica tra i termini philter e filter. Il primo è il filtro nel senso di pozione magica, dall’effetto prodigioso, che induce chi ne beve a compiere azioni contrarie alla propria volontà; il secondo indica invece ciò che fa ostacolo al contatto diretto fra due enti od oggetti, come un feltro, una membrana o un’intercapedine, che allo stesso tempo separa e connette. Una differenza semantica che sembra trovare sintesi oggi nell’era digitale, in cui i filtri sono insieme philter e filter: strumento di seduzione e manipolazione, barriera che impedisce un’esperienza dell’autenticità, ma in ogni caso condizione di possibilità dell’esperienza. Ciascun contributo esplora un diverso aspetto e senso del filtro o, meglio ancora, una diversa modalità del filtro di fare e dare senso, nel comune intento di riconoscere e di evidenziare la rilevanza semiotica di questo oggetto.