Negli ultimi decenni, lo spatial turn e le neuroscienze hanno rivoluzionato gli studi letterari, spostando l’attenzione dal tempo allo spazio come categoria interpretativa privilegiata e puntando verso una prospettiva che integri anche la componente neuronale. Questo volume esplora le mappe fisiche e mentali che strutturano la narrazione, interrogando i confini tra reale e immaginario, diegesi e cognizione. Due case study illustrano l’influenza di mappe mentali, simulazioni embodied e metafore spaziali sulla comprensione dei testi e sull’esperienza estetica del lettore - in particolare, la topografia della memoria in Marcel Proust, dove si evocano spazi affettivi e neurali, e l’ipertrofia surreale in Raymond Roussel. Il volume vuole essere anche un’indagine sui problemi metodologici che nascono dal rischio di un eccessivo riduzionismo neuroscientifico.