Questo saggio è un invito a leggere la Disciplina clericalis non come semplice silloge di exempla, ma come struttura fondativa di una tradizione narrativa destinata a propagarsi in gran parte d’Europa. La sua diffusione non fu accidentale, ma frutto di una precisa disposizione formale che ne facilitò la traduzione e l’adattamento. La chiarezza sintattica del latino alfonsiano, unita alla compattezza dialogica della cornice, rese l’opera facilmente accessibile ai compilatori e ai traduttori che, nei secoli successivi, ne ricavarono versioni in francese, alcune delle quali analizzate in questo saggio, in tedesco, in italiano e in castigliano. Attraverso tali volgarizzamenti, i motivi di origine orientale – già moralizzati da Alfonsi – entrarono stabilmente nella circolazione didattica e predicatoria del Medioevo latino, divenendo modello di equilibrio fra racconto, exemplum e riflessione morale. In tal senso la Disciplina clericalis non fu soltanto un episodio isolato di mediazione culturale, ma il punto d’avvio di una linea evolutiva che condusse alle raccolte esemplari della fine del Duecento e del Trecento. Dai Gesta Romanorum ai Contes moralisés, fino ai cicli francescani e domenicani dell’Italia comunale, si riconosce la stessa logica narrativa che Alfonsi aveva inaugurato: una sintesi di diletto e ammaestramento, nella quale l’intreccio conserva la leggerezza dell’intrattenimento ma la finalità resta educativa.