Anche il femminicidio è il sintomo di una società sempre più malata, priva del rispetto dei diritti altrui e con il considerare la donna come un oggetto, il cui possesso dà il diritto di farne ciò che si vuole. Si manifesta come una violazione dei diritti umani, legata a radicate disparità di genere, si verifica frequentemente in ambito familiare e affettivo (femminicidio intimo), ma anche per altre ragioni legate a un sistema di subordinazione femminile. Non è un omicidio qualsiasi, ma un fenomeno sociale e culturale specifico, che viene punito come omicidio ma è rilevante per le sue motivazioni di genere. Il prevenire e contrastare tale fenomeno richiede un impegno culturale, oltre a strumenti legali come la legge del 19 luglio 2019 e la legge 143/2025 in Italia, che non solo inasprisce le pene e introduce misure di tutela, ma lo rende un reato autonomo di cui all’art. 577 bis c.p. Si distingue dall’omicidio generico perché l’appartenenza al genere femminile della vittima è la causa o il movente essenziale del delitto. Può manifestarsi in varie forme, dal femminicidio intimo (commesso da partner o ex partner) a forme più estese di violenza di genere. Sarà impossibile fermare tale fenomeno se non cambia l’aspetto culturale della società iniziando sin dalla scuola e se non verranno presi concreti accorgimenti protettivi una volta iniziato lo stalkeraggio nei confronti di una donna. Presenta criticità complesse che spaziano dalla necessità di un profondo cambiamento culturale alla necessità di risposte giudiziarie più efficaci. Le principali criticità includono la persistenza di una mentalità patriarcale, l’insufficienza di prevenzione e risorse, e la vittimizzazione secondaria nelle aule di Tribunale.