Nei precedenti due libri dell’Architetto di Significato, rappresentativi del primo volume ovvero del primo movimento della di questa trilogia ci siamo chiesti come un uomo possa restare autore della propria vita davanti a macchine capaci di generare pensiero al posto suo. Questo volume alza lo sguardo dall’individuo alla collettività e pone la domanda che attraversa il secolo: come un popolo, una cultura, una nazione possano rimanere soggetti della storia in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale ridisegna la geografia del potere. La risposta non è una consolazione. È un teorema. Qui la Teoria dell’Intelletto Strategico viene costruita come un apparato concettuale e formale che dimostra come il valore strategico nasca dal prodotto di tre fattori — la capacità umana, quella artificiale e l’orientamento che le dirige — e come basti l’annullarsi del terzo perché l’intero prodotto si annulli. Da questa struttura discende, per necessità e non per auspicio, la centralità dell’uomo: non un residuo sentimentale da difendere contro il progresso, ma una funzione che nessun progresso quantitativo può sostituire. Su questo fondamento il libro misura il ritardo europeo, ne riconosce la reversibilità, individua nel capitale cognitivo italiano una risorsa mal valorizzata e avanza due proposte originali: Murequa, che concepisce la sovranità del dato come controllo dei fini anziché come possesso e Sofimatica, che ripartisce il ragionamento fra la macchina e l’uomo secondo il criterio della preservazione dell’orientamento. Ne nasce il progetto di un Rinascimento Cognitivo Italiano, fondato non sulla riscoperta dei classici ma sulla dimostrazione della centralità dell’uomo. Un libro scritto da in Italia per gli italiani — e non solo — nella convinzione che, quando la potenza diventa abbondante, la direzione diventa decisiva.