Di fronte alla scienza sembrano essersi formati due blocchi contrapposti: da una parte ci sono quanti, entusiasti per le nuove prospettive aperte dalle conquiste scientifiche, abbracciano una prospettiva ingenuamente salvifica e vorrebbero più finanziamenti per la ricerca e la rimozione di ogni ostacolo all’attività degli scienziati; dall’altra, ci sono coloro che, preoccupati dal ritmo incalzante delle nuove scoperte, evocano scenari apocalittici e auspicano vincoli capaci di rallentare le avanzate del progresso. Emblematico in questo senso è il mito del Titano Prometeo che, per un verso, attraverso l’ambivalenza della figura del suo protagonista manifesta la dimensione tragica del progresso scientifico e, per un altro, attraverso il suo epilogo abbozza una risposta che valorizza il fattore temporale sotto una duplice chiave e può essere di ausilio anche ai giorni nostri.