Questo libro è dedicato ad un’iconografia, quella di Aristotele cavalcato da Fillide, diffusasi nell’arte europea verso la fine del Duecento, ma ampiamente praticata nei secoli seguenti. La storia può essere considerata come un’esemplificazione di problemi ancora vivi ai nostri giorni, quelli connessi a tutte le questioni di genere e all’antagonismo fra uomini e donne. Non solo: va registrato anche il contrasto fra giovani e vecchi, fra studenti e maestri, e, talvolta, fra i benpensanti occidentali e il mondo trasgressivo dei sapienti orientali, spesso assimilati a dei maghi o a dei volgari stregoni. Inoltre, la stessa questione può assumere i connotati tipicamente cortesi di una supremazia della donna in quanto oggetto di un vero e proprio amour fou, o, al contrario, esplicitarsi in autentiche forme di misoginia, tanto da giungere a confondere la stessa Fillide con la figura della strega. Alla fine, poi, la semplice icona, facilmente identificabile, dell’uomo cavalcato e/o gattonante può anche diventare la metafora delle più abbiette forme di sottomissione. Osservare pazientemente tutti gli esempi evita il fenomeno già avvenuto, quello, cioè, di discutere soltanto quei pochi casi che danno ragione all’una o all’altra delle tante possibili interpretazioni diverse, alle volte preconcette.